
KYTHIRA – Si è tenuto giovedì 16 luglio sull’Isola, nel bellissimo spazio dell’Hidden Retreats di Plateia Ammos, il secondo evento del progetto multitematico “Mare Nostrum | Storie di dislocamento” (inaugurato il 14 giugno a Potamos con la mostra “Archipelago”) a cura della non-profit “Potamos Philarmonic Society of Kythira“.
Quella dell’altra sera è stata una tappa fondamentale del percorso intrapreso dal progetto che ha ricevuto il patrocinio e il supporto del Ministero della Cultura. Un reading, una lettura di testimonianze di Azhar, Masha, Anahid, Eleni, Omar e Simone – persone che oggi abitano Kythira, dopo essere nate e aver abitato altri luoghi del mondo e del Mediterraneo – che hanno condiviso le loro storie personali e familiari di migrazione, trasferimento e di “altra vita”. Ciascuno ha parlato del proprio popolo: “i Palestinesi e gli Armeni sdradicati dalla loro terra, i Greci costretti a migrare, gli Ebrei russi che hanno dovuto cercare una nuova casa e gli Italiani che continuano ad attraversare il Mediterraneo“, come riporta il programma dell’evento. Sono stati poi proiettati due brevi documentari sul tema della migrazione, uno di Yorgos Didimiotis (Didi) e uno realizzato dal gruppo video della High School di Kythira. Infine la musica, le cui canzoni tradizionali greche sul tema dell’esilio e del ritorno alla propria casa sono state affidate alla musicista e cantante Chloe Kamberou.
In greco, la parola “nostos” è molto specifica; indica una forma precisa di ritorno, quello alla propria casa, alle proprie radici, come a Itaca per Ulisse. Nostos che è la radice della nostra nostalgia. Un incontro toccante soprattutto per le testimonianze di coloro che hanno svelato davanti a un pubblico numeroso la loro storia personale in un racconto fatto di disincanto, di speranze perdute, di dolore, ma anche di nuovi orizzonti, di nuove alterità, di rinnovate energie non più in fuga, ma finalmente pronte a costruire.
Riconoscersi o nuovamente conoscersi. Cosa significa migrazione? Non è un fenomeno, come molti amano dire. Non è un evento eccezionale. I popoli migrano da sempre, perché è nella natura umana la ricerca del fuoco, come Prometeo, andare oltre i confini, come Ulisse, cercare l’Altro da sé, come gli Argonauti. Non è un fenomeno, dunque, accade, perché deve accadere. Dov’è dunque l’errore, la crepa, la ferita? Nelle motivazioni. Quando la migrazione accade perché si è costretti allora diventa espulsiva: via dalla guerra, via dalla povertà, via dalla morte che arriva e si prende tutto. Ecco la ferita, ecco la crepa.
È dunque un grande lavoro quello realizzato dalla Filarmonica di Potamos a Kythira. Un lavoro di arte educatrice, perché attraverso il racconto artistico – sia esso visivo, percettivo o emotivo – innesca un sentimento di riconoscimento interiore che proietta verso l’esterno uno sguardo nuovo, più ampio, pronto a cogliere in quello dell’altro una parola che in greco tutto racchiude: Filoxenia.
Tornano le parole di una canzone:
(…) Da quella volta non l’ho rivista più
Cosa sarà della mia città
Ho visto il mondo e mi domando se
Sarei lo stesso se fossi ancora là
Non so perché stasera penso a te
Strada fiorita della gioventù
Come vorrei essere un albero che sa
Dove nasce e dove morirà (…) [1947, Sergio Endrigo]
Leggi le testimonianze di Azhar Hashem e quella di Simone Perotti.
Guarda il docufilm di Yorgos Didimiotis proiettato durante la serata.
Leggi il progetto Mare Nostrum e gli eventi collegati




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