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Incontri culturali ad Istanbul: Ara Güler, fotografo dell'umanità

Ara Guler

 

 

(di Simone Perotti)

Entrare all’AraKafé, nella traversa quasi invisibile di Istiklal Caddesi, mi ha fatto lo stesso effetto che mi fece entrare nella taverna U Kalicha, a Praga, dove Bohumil Hrabal si rintanava a scrivere e dove sui muri si possono ancora leggere le sue frasi e quelle dei suoi ammiratori, oppure entrare al Floridita, nella vecchia Avana, dove Hemingway si rifugiava a bere i suoi proverbiali daiquiri, pontificando e discutendo con amici e avventori. 

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Incontri culturali ad Istanbul: Bedri Baykam, o dell'arte e del Mediterraneo

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(di Simone Perotti)

La galleria di Bedri Baykam, si vede subito, non è solo una galleria. C’è movimento, materiali appoggiati, accatastati. Gente che lo attende per un’intervista (“Una televisione sportiva. Mi chiedono del Fenerbache, la mia squadra. Sono un grande tifoso”). E quando poco dopo lo intervistiamo, al secondo piano del piccolo palazzetto, in una stanza col biliardo, un mucchio di quadri dovunque, oggetti, pezzi d’arte e giochi di ogni genere affastellati su ogni superficie e un gatto splendido, pelo lungo, occhi verdi, che si aggira come fosse il re incontrastato di quel luogo, capiamo anche molto bene il perché.

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Incontri culturali ad Istanbul: Giuseppe Mancini, giornalista e storico

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 (di Simone Perotti)

Ecco un incontro che attendo da un po’. Giuseppe Mancini, storico e giornalista, trasferitosi qui a Istanbul da anni con la sua compagna turca. Lo attendo perché dai primi contatti sappiamo che Giuseppe la pensa in modo radicalmente diverso da tanti che ci raccontano i problemi di libertà, sui diritti umani, di islamizzazione del Paese. Sono felice di incontrarlo, perché voglio sentire la campana opposta, sapere quali sono gli argomenti e i ragionamenti.

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Incontri culturali ad Istanbul: Nedim Bora Hazar, regista e documentarista

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(di Simone Perotti)

Per raggiungere Nedim Bora Hazar, regista, attore, musicista, navighiamo per un’ora e mezza da Kabatas, tra Tophane e Ortakoy, fino alla seconda maggiore delle Isole dei Principi, Bourgazada. Quando sbarchiamo è lì ad accoglierci, occhiali scuri, montatura verde spento, capelli bianchi luminosi, il sorriso sempre sulle labbra, jeans e camicia blu. Un bell’uomo, orgogliosamente sui cinquant’anni, qualcuno di più forse, occhi del bambino curioso e divertito.

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Istanbul. Impressioni di viaggio.

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(di Simone Perotti)

IstanbulFa impressione guardarla conoscendo la sua storia. Somiglia alla vita, viaggiatrice distratta e sciupona, che dimentica perle nel cavo delle rocce, nelle corolle dei fiori che attorniano il sentiero, ma tinge di sangue i propri passi per la ferita che non si rimargina, trascina le viscere fuoriuscite dal ventre fino a perderle qua e là, camminatrice vuota è la vita, come questa città, cimitero d’interiora e di gemme, obitorio di cuore spaccato e gioielli. Ricordo di aver pensato a queste immagini a Gerusalemme, ignominia dell’umanità, condominio iracondo di devoti che predicano bontà mentre ammazzano, conseguenza della folle immaginazione del nulla, la grande scusa, la grande metafora del vuoto su cui, per giunta, bastonare e uccidere. Laggiù, nel profondo levante, era per Dio. Qui per cos’è?

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Il Museo dell'Innocenza - Çucurkuma, Istanbul

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(di Giuliana Rogano)

Al primo piano sul muro d'intonaco bianco, tra le teche di legno scuro, leggiamo:

TIME

In “Physics” Aristotle makes a distinction between Time and the single moments he describes as the “present”. Single moments are - like Aristotle’s atoms - indivisible, unbreakable things. But Time is the line that links them. My life as taught me that remembering Time - that line connecting all the moments that Aristotle called the present - is for must of us rather painful. However, if we can learn to stop thinking of line corresponding to Aristotle’s Time, treasuring our time instead of its deepest moment, then lingering eight years at our beloved’s dinner table no longer seems strange and laughable. Instead, this courtship signified 1593 happy nights by Füsun’s side. It was to preserved this happy moments for posterity that I collect this multitude of objects large and small that once felt Füsun’s touch, dating each one to hold it in my memory.”

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