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Incontri culturali a Tel Aviv. Jeff Halper, antropologo e attivista

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(di Simone Perotti)

“Il Sionismo? Un pensiero e un progetto molto importante! Un Paese appartiene ai suoi cittadini…”. Jeff Halper, attivista, voce israeliana dura, radicale, critica verso la politica del suo Paese, ci tiene a farmi capire immediatamente che lui non è un pazzo che vuole distruggere il proprio Paese, ma un ebreo americano venuto a vivere nel SUO Paese, aderendo a un principio e a un’idea che condivide: il Sionismo. Un fenomeno della fine dell’800, sviluppatosi nel secolo scorso, che ha costituito un autentico sogno per milioni di persone senza patria in ogni angolo del mondo. “Però vede, se tornare in una terra natale, costruire una lingua propria e moderna, cercare di organizzarsi in una nazione civile, sono pensieri e principi sacrosanti, occorre anche tener conto che dire ‘Questa terra è nostra’ unilateralmente, senza ascoltare la voce di altra gente, diversa da te, che vive già da sempre in quella terra, è un errore grave. Israele è nato senza riconoscere la Palestina, anzi, tentando di negare quel riconoscimento”. La sua fama di uomo reciso e duramente critico non tarda dunque a manifestarsi.

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Incontri culturali a Tel Aviv. Nitza Szmuk, architetta

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(di Simone Perotti)

“Un tempo questi palazzoni sul mare non c’erano. La brezza di mare sfilava per strade e vicoli, e rinfrescava la città. Oggi tutti vogliono la vista sul mare...”. Ha un tono un po’ triste nel ricordare la Tel Aviv del passato l’architetta Nitza Szmuk, nota professionista, una delle principali artefici della dichiarazione della “Città Bianca” patrimonio dell’UNESCO. Le chiedo se quei palazzi siano anche un ostacolo a “vedere” e “pensare” il Mediterraneo. “La gente passa ore su questa spiaggia bianca e lunga che prende tutta la città. Ma credo che nessuno pensi di trovarsi sul Mediterraneo. Qui siamo tanti e tutti diversi: gente che viene da tradizioni, culture, storie, luoghi, nazioni diversissime, dall’Ungheria, il Marocco, la Polonia, l’Iraq… e ognuno si è portato dietro la sua terra, o il suo mare. È molto difficile, fuori dal tema unificante dell’ebraismo e dello stato di Israele, unirsi intorno a un concetto unico, o a un sentimento comune. Tanta gente convenuta nello stesso posto ha limitato il nostro potenziale pensiero del Mediterraneo, che però dovremmo conoscere, vedere di più, studiare di più”.

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Incontri culturali a Tel Aviv. Manuela Dviri, giornalista e attivista

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(di Simone Perotti)

“Quella di questo paese è una storia difficile. Terra che ha visto mille dominatori, poi confini fragili, dove un popolo che ha vissuto l’olocausto tenta la normalità. Tanti giovani, nuove generazioni che nascono qui, in 69 anni sono le prime, tutto sommato. I “nati qui” e gli “arrivati da fuori” sono due realtà diverse, ma questi ultimi stanno scomparendo. Gente che veniva dal Maghreb, dall’Europa, dalla Russia, e poi dall’est, il Medio Oriente. Mi pare che i giovani, nascendo qui, si stiano mediorientalizzando, stiano diventando generazioni di gente che ha le caratteristiche del posto, dal clima alla cultura stessa della loro terra d’origine”. Parlo oggi con Manuela Dviri, italiana di Padova ma da decenni cittadina Israeliana. Una delle tante guerre di quest’area le ha portato via un figlio più di venti anni fa. “Mio figlio è morto nella striscia tra Libano e Israele, uno spazio inutile, in cui moriva solo gente inutilmente. Ho provato il prezzo della guerra, e ho cercato di fare in modo che almeno quello spazio vuoto tra i due stati, dove si moriva per nulla, venisse eliminato”.

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Incontri culturali a Tel Aviv. Abraham Yehoshua, scrittore

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(di Simone Perotti)

“Sai che a fondare il sionismo è stato uno scrittore?”. Abraham Yehoshua mi guarda e fa una pausa impercettibile, ma quando vede che io non faccio alcun gesto di assenso, prosegue sereno. È così il grande scrittore israeliano, probabilmente il più famoso vivente. Semplice, disponibile, curioso. È salito a bordo di Mediterranea con qualche piccolo disagio, ma a oltre 81 anni si muove ancora con una certa circospetta agilità. “Israele deve molto alla letteratura se è vero che i suoi primi ideatori, come concetto stesso di uno stato a cui tornare dalle varie diaspore, erano scrittori. Lo era Theodor Herzl, diciamo una sorta di nostro Garibaldi, giornalista, giurista, scrittore ungherese, che teorizzò che nei territori coloniali mediorientali inglesi nascesse lo stato di Israele. Lo era Vladimir Žabotinskij, scrittore e soldato, grande oratore, padre del concetto di autodifesa degli ebrei. Dunque siamo stati immaginati da scrittori, e questa è una cosa che trovo affascinante e evocativa”. Si diverte a parlare, Yehoshua. “E poi la nostra lingua, che consegue a un’opera di rinnovamento dell’antico ebraico, che stava morendo, ed è diventata lo strumento principale della nascita dello Stato di Israele. Vedi che siamo un popolo molto letterario”.

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Tel Aviv. Impressioni di viaggio

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(di Simone Perotti)

Due settimane a Tel Aviv, altra tappa di Progetto Mediterranea. Dalla partenza dall’Italia, maggio 2014, il nono paese del Mediterraneo che tocchiamo, visitiamo, cerchiamo di comprendere. Appena messo piede a terra, dopo le lunghissime e a momenti tese operazioni di dogana - “barche da Beirut non ne arrivano mai, siamo Paesi in guerra…”- ci dicevano, penso: “siamo arrivati fin qui…”. Il punto più a est della nostra spedizione è stato la Georgia, sul Mar Nero, ma questo - Libano e Israele - è il punto più orientale del Mediterraneo propriamente detto. Il Mar di Levante, appunto. Siamo in Asia, per la terza volta, dopo Batumi e Beirut. Ragionarci, fa percepire le dimensioni e l’orientamento di questa nostra piccola impresaAd Haifa diciotto poliziotti in totale silenzio, di notte, armati, ci hanno atteso preoccupati di veder schizzare fuori dieci Hezbollah armati fino ai denti. Poi, dopo ore, e dopo averci smontato la barca, sono andati via col sorriso. Da Haifa abbiamo navigato fino a Tel Aviv, nell'Herzliya Marina, dove siamo arrivati in una sera ventosa, con un ormeggiatore incapace di darci una mano, e abbiamo faticato non poco a infilare Mediterranea nel suo posto al molo. 

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World Oceans Day - 8 giugno 2017

World Oceans Day

(di Simone Perotti)

Sembra che la plastica, che nel Pacifico si raggruppa in enormi isole galleggianti, nel Mediterraneo scorra. A profondità variabili, seguendo le correnti. Si comporta in modo più nautico, per dirla così, della sorella oceanica, che tende a una natura insulare. Per qualche ragione altrettanto insondabile  - o forse non così difficile da comprendere, a ben pensarci - sembra che il fenomeno delle microplastiche sia assai marcato nel Mediterraneo, più che altrove. Decenni (la plastica è un’invenzione del 1861) in cui abbiamo buttato in mare l’impossibile, rendendo alcune baie che conoscevamo pulite, un tappeto di schifezze. Il mare ha fatto il suo corso, rompendo, spezzettando e poi masticando ininterrottamente quei rifiuti, rendendolo una poltiglia che neppure il suo possente stomaco divoratore di ere e trasformazioni riesce a digerire. Con buona pace di quell’irresponsabile di Donald Trump dovremo passare, come in parte già facciamo, i prossimi decenni a ripulire, senza riuscire neppure a recuperare che parzialmente la situazione.

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