Questo sito utilizza cookie per rendere migliore l'esperienza di navigazione. Se continui nella navigazione o clicchi su un elemento della pagina accetti il loro utilizzo.

Mediterranea è a Marsiglia

2756db8e-17f9-4646-b1fb-dba6474ab89c

 

 

(di Simone Perotti)

Entrare. Nell'idea, prima, poi nell'idea che non se ne va più dalla testa. A quel punto sei fregato: cominci a pensare su quell'idea. E pensare su un'idea è come essere già andato. E poi entrare. Nel vivo. Nell'imminenza della partenza, poi andare. Navigare, navigare, navigare preferisco il profumo del mare. E sognare che un giorno entrerai al Pireo, poi darai àncora davanti a Istanbul, poi a Beirut e Tel-Aviv, e poi anche a Marsiglia.

Marsiglia.... il Vieux Port, addirittura (perché poi chi va e va e va ha anche sempre un po' di fortuna), fino a che sei proprio lì, fai l'ultimo bordo a vela da Ratonneau, ammaini, ed entri. T'infilinel budello tra i bastioni, pensando alla flotta di Kahir al-Din, rumorosa e orrifica, scorri il bacino lentamente, ormeggi, due amiche sul molo. 
Dopo tredicimila miglia. 
Entri.

Add a comment Add a comment

Ile de Jarre e la storia del Grand Saint-Antoine

37346135 10217048295302735 2984732619788255232 o

 

 

(di Francesca Piro)

Eccoci a un passo da Marsiglia. E' proprio qui, dietro l'angolo. Ma noi questa notte ci fermiamo davanti ai calanchi marsigliesi, al largo dell'Ile de Jarre.

Quest'isola ha una storia. Qui fu ormeggiato per la quarantena il Grand Saint-Antoine, un veliero commerciale del Settecento. Nel 1720, la nave di ritorno dalla Siria con il suo carico di tessuti, fa sosta a Livorno per sbarcare sette marinai e un medico deceduti per la peste contratta a Tripoli, oltre a un marinaio turco, anch'egli ammalato. La nave riparte rapidamente perché il comandante ha fretta di arrivare a Marsiglia per consegnare il carico da presentare alla fiera commerciale. Parte con "licenza chiara" rilasciata dal porto di Livorno.

Add a comment Add a comment Leggi tutto: Ile de Jarre e la storia del Grand Saint-Antoine

Incontri culturali in Sardegna: Paolo Fresu, musicista

Nel Mese di giugno, durante la sosta di Mediterranea nella città di Alghero, prevista nella rotta 2018, l'equipaggio di Mediterranea - in comando Francesco Nacinovich - ha incontrato il musicista Paolo Fresu e lo ha invitato a bordo. La conversazione è tutta nel video. Ascoltatela, più che vedere il video, perché le parole di un Artista non hanno bisogno di filtri.

(...) perché l'altra sponda prima o poi arriva anche per te. Il Mediterraneo significa umanità, significa storia, conoscenza, scoperta, musica. Significa lingua. Qui siamo ad Alghero, si parla il catalano antico. (...) Nel concetto di condivisione c'è una saggezza, che vissuta insieme diventa un modo di vivere, una filosofia, un modello. (...) Riuscire a sviluppare la coscienza di un Mediterraneo condiviso signficherebbe superare le barriere che stiamo vivendo. (...) Per me il jazz è uno, uno soltanto, come il Mediterraneo. In questo momento di grandi difficoltà, l'Arte cammina e cammina di più, perché ha un modo di comunicare duretto, non ha barriere, non ne ha mai riconosciute. L'Arte arriva prima perché parla in modo potente, fa paura all'establishment, fa paura a quelli che credono di avere il potere, perché entra prepotentemente nel cuore e nelle menti delle persone. (...). La Musica è un deterrente delle divisioni, perché va oltre tutto: oltre le religioni, i tabù, la politica, l'economia. E viaggia, come la vostra barca, con lentezza o con una velocità incredibile. (...) Penso che sia necessario che gli intellettuali si espongano, perché bisogna avere il coraggio di essere contro. Una società è fatta di tanti, ma la persona nota, che ha un seguito, ha la responsabilità di esprimere un'idea. Un'idea che a volte è molto complessa e comporta delle conseguenze. Basti pensare alla gogna dei social. Io ne ho vissuta una mesi fa, esprimendomi sullo ius  soli. Migliaia di insulti. È un momento molto difficile, però va fatto e serve una grande forza. (...) [Paolo Fresu, a bordo di Mediterranea, giugno 2018]

Add a comment Add a comment

Porquerolles e le Isole d'Oro

image

 

(di Francesca Piro)

Gli occhi non servono se è per ripetere gesti sempre uguali. Servono per vedere. Albert non sa di essere cieco.. Tre volte il pensiero va; tre volte raggiunge il porticciolo con le palme, nel Sud della Francia: Port-Cros, ma lui non lo sa ancora. Fino a che, un giorno, parte. [Simone Perotti - Port Cros, Atlante delle isole del Mediterraneo, Bompiani 2017]

Le isole d'Oro, l'arcipelago delle Hyères, nel sud della Francia. La leggenda narra che siano nate per volere degli dei che trasformarono quattro spericolate principesse, nuotatrici provette, in isole e in una penisola, per salvarle dai pirati sopraggiunti in nave per rapirle. Le isole di Levant, Port-Cros e Porquerolles e poi la più piccola, con le braccia tese verso terra, che divenne la penisola di Gies.

L'altra sera eravamo ormeggiati nella Baie d'Alycastre, a Porquerolles. Un'isola protettissima, acquistata per oltre il 70% dal governo di Francia che ne ha fatto una fortezza ambientale. Un'isola dove è praticamente impossibile fare qualsiasi cosa che si avvicini al turismo di massa. Un'isola dedicata al vino, per la presenza di oltre 114 vigneti. Un'isola dove la bicicletta è un must. L'isola d'adozione di George Simenon, che dal 1924 ne divenne ospite fisso, ma anche di tanti altri scrottori e poeti.

53c5d584-101f-4013-8125-cd135a1c4de3

Siamo salpati presto. Il Mistral ancora per poco alle nostre spalle ci ha concesso appena il tempo di arrivare a Cassis. Siamo entrati nel piccolo porto mentre già cadevano le prime gocce d'acqua e il vento aveva iniziato a turbinare. Pochi momenti prima, sfilando davanti all'Esterel, il massiccio montuoso che fa da barriera tra il Mediterraneo e il resto della Francia, isolando la Provenza in uno splendido arco climatico, la mente è corsa ai grandi pittori francesi dell'800, da Pierre Bonnard a Claude Monet a Felix Vallotton, che dipinsero questi luoghi cercando di riportare su tela i magnifici rosa, blu e oro che caratterizzano nei colori una splendida parte di Francia. 

 Ora siamo qui. In attesa che la perturbazione passi. La cittadella di Cassis ci attende. Domani c'incontreremo.

Add a comment Add a comment

Il plancton. Il sangue del mare

image4

 

 

(di Francesca Piro)

Da anni ormai facciamo prelievi in mare per raccogliere campioni di acqua marina contenente anche il plancton. Ma cosa significa questa parola? E perché ci stiamo occupando di questo? Da bambini abbiamo imparato che il plancton è il principale nutrimento delle balene "animali così enormi che si nutrono di orgamismi così minuscoli?" L'immagine ci faceva sorridere e ci meravigliava. Plancton in greco significa vagabondo e la parola descrive perfettamente questi microscopici organismi fito-zoocellulari. Hanno una densità corporea simile a quella dell’acqua e cià consente loro di galleggiare adeguatamente, ma mancando di una sufficiente capacità di muoversi, non possono nuotare controcorrente. Ciò fa sì che la loro circolazione nell'ambiente marino sia strettamente e realisticamente correlata alla colonna d'acqua che li trasporta e possono quindi essere considerati una vera cartina tornasole dello stato delle acque. Il sangue del mare, tessuto connettivo liquido, esattamente come il sangue animale o la linfa degli alberi.

Add a comment Add a comment Leggi tutto: Il plancton. Il sangue del mare

La rotta di Mediterranea | 2013-2019

(di Simone Perotti)

Tra poche ore mi imbarco di nuovo su Mediterranea. Torno dove ho costruito, con alcuni avventurieri, un mondo. Ogni volta che salgo su quella barca mi chiedo: “saprò rappresentarlo, saprò viverlo?”. Ci sono luoghi, centro di progetti e di idee, di ricerche e di sogni, che sono maggiori di te, e sei tu che devi meritarteli, non loro a doverti servire. E poi mi chiedo: “chi verrà a bordo, sarà in grado di vedere? Con che animo salirà, con che curiosità?”. Avrò, avremo…, spiegato bene cosa stiamo facendo, da tanti anni ormai? Chissà… Potessi intercettare anche loro sulla via per raggiungere l'imbarco, li interrogherei. Farei di tutto per dissuaderli. Mi piacerebbe spiegare loro che è insensato mettersi per mare, è atto anacronistico andare a vela nell’epoca della velocità, è sacrificio farlo nell’Era del Comfort. Eppure… penso che non ci sarebbe niente da fare. Una vera rotta non riporta nel luogo d’imbarco, e neppure in quello di destinazione. Chi decide di salpare può non sapere cosa lo attende, può non capire dove si sta recando, ma qualcosa, dentro, lo sente. E questo, ne sono convinto, basterà. 


Immersi nel Mediterraneo mutevole che scorre sotto la nostra carena, abbiamo già cambiato tre volte scenario quest'anno: dalla Sicilia di Sciacca, Mazara e Trapani, protesi esistenziale di un’umanità ancora possibile, alla scabra e intensa Sardegna del sud e della costa occidentale, alla selvaggia immutabile e ruvida Corsica.  Stanotte quando eravate nel vostro letto, e ora che leggete, Mediterranea navigava nel buio e ora nella luce tra la Corsica e Nizza, in mare aperto, lungo trasferimento speranzoso e fiero, carico di emozioni che non esistono senza i sogni del suo onesto e vero equipaggio.


A me spetta ora la rotta a ponente, la Costa Azzurra, Cannes, le Porquerolles, Tolone, Marsiglia, per poi compiere l’arco del leone fino a Séte, Costa Brava, Barcellona, le Baleari… poi  Gibilterra, Lagos, e fino a Lisbona a metà settembre. Il tempo di ringraziare i comandanti e gli equipaggi che l’hanno condotta fin lì, con vera e consapevole gratitudine…, il tempo di un piccolo salto tra pontile e poppa (minuto passo per un uomo ma grande passo per un marinaio), poi Mediterranea dovrà salpare ancora, 13millesimo miglio tutto da navigare.



Come sempre, prima di risalire, mi chiedo: “Sarò all’altezza?”. Non di svolgere il compito, che i compiti in qualche modo si svolgono sempre da sé, ma di affrontare il mare. Il marinaio naviga solo con le domande. Sono loro il suo vento “apparente”, mai forte di alcuna certezza reale. E i veri equipaggi, quando sfuggono alla distrazione della terraferma, quando dimenticano la rabbia che li ha spinti a partire, fanno altrettanto. Il marinaio osserva la carta meteo, segue l’evolversi della previsione del Mistral, il duro vento che soffia dall’Europa. Da solo, in silenzio, si stringe nelle spalle. “Vedremo”, sembra tagliare corto. Prima di lasciare la sua casa terrestre fruga un’ultima volta nella borsa, cerca di capire se ha preso tutto. Ma la borsa è sempre vuota. Quello che gli servirà per navigare non ha forma, né volume, ma occupa un grande spazio.

Add a comment Add a comment
  CON IL PATROCINIO ONORARIO DI:
Ministero degli Affari Esteri
ItaliaCultureMediterraneo1
Marina Militare
Guardia Costiera
Lega NavaleIstanbul
Città di San Benedetto del Tronto
  MEDIA PARTNERS:
Ansa Med
Ansa Med
 
“Saily"
 

Area riservata agli autori

Top of Page
Joomla extensions by ZooTemplate.com