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Incontri culturali a Beirut. Aline Manoukian, fotografa

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(di Simone Perotti)

Studiavo storia della fotografia, avevo diciassette anni, ero in California…”. Racconta la sua storia Aline Manoukian, fotografa Reuters, testimone della guerra degli anni ’80, personalità di spicco, anche internazionale, del settore del fotogiornalismo. “Tornai a Beirut a 19, perché la mia famiglia non ne voleva sapere che una ragazzina vivesse dall’altra parte del mondo. E mi trovai qui, in una guerra”. Racconta la sua storia professionale con onestà, senza romanzare. “Fotografa per caso, ecco come andò. Un amico della Croce Rossa mi disse se volevo andare con lui, io dissi di sì, e quando scendemmo, dopo una corsa folle con la sirena in mezzo a macerie e strade sbarrate, mi trovai tra cecchini, bombe, feriti, uno scenario incredibile. Feci delle foto. Al rientro un giornalista del Daily Star mi chiese cosa avessi nel rullino. Gli spiegai, gli mostrai le foto. Lui rimase di sasso: “Tu sei entrata nella zona proibita, dove ci sono i combattimenti e nessuno è autorizzato ad entrare!!??”. Avevo fatto uno scoop, senza saperlo”. 

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Incontri culturali a Beirut. Mashrou'Leila, o della musica

 

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(di Simone Perotti)

A vederli sul molo, mentre si avvicinano alla barca, sembrano una tipica boy-band, in salsa mediorientale. Understatement nei vestiti, apparentemente casual, capelli ben curati ma senza alcun particolare vezzo. 

Occhiali scuri per due di loro. Di fronte alla passerella per salire a bordo, due rimangono impietriti. Dovrò aiutarli dando loro la mano, come temessero del proprio equilibrio. E invece, i Mashrou’ Leila, band alternative, pop-rock o indie, a seconda di come vengono definiti o si definiscono loro stessi, di equilibrio ne dimostrano molto, quasi troppo.

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Beirut. Impressioni di viaggio.

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(di Simone Perotti)

Due settimane in una città che ha diviso gli animi e le percezioni dell’equipaggio. Non molto utile elencarle tutte. Diciamo: alcuni neutri, alcuni favorevoli e un contrario. A supporto ci sono giunti i nostri intervistati, che si sono espressi così: “città (popolo) senza speranze”, “patina di convivenza, poi gratti e nessuno ama l’altro." "Coesistono, non coabitano”. “Beirut non è una città di mare”. “Non più connessi con l’identità araba e neppure con una nuova identità”. Chissà…

A Beirut abbiamo girato in lungo e in largo, per quanto essendo così grande è impossibile tracciarne un profilo esaustivo. Qualche bella galleria d’arte, voci di un mondo che a qualcuno è parso muoversi, a dispetto della mancanza di speranze (un esperto di mondo arabo ha tracciato un paragone molto penalizzante con la società tunisina, ad esempio, in piena proiezione futura speranzosa). Certo è che qui la guerra interna ed esterna ha pigiato duro sul tasto della distruzione, e questa è un’attenuante forte. Mura crivellate di colpi di mitra dovunque. Un assetto urbano folle, un traffico e un inquinamento fortissimi. E il mare, assente, capace di una terapia troppo blanda contro le ferite del tempo.

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Mar di Levante - Note di navigazione del Comandante

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(di Simone Perotti)

Queste settimane non le abbiamo raccontate abbastanza, presi dal viaggio, dalla navigazione, e dai luoghi interessanti dove ci troviamo. Siamo salpati da Limassol (Cipro), con rotta su Beirut. Al porto qualcuno ci ha ammoniti: “state attenti… è pericoloso”. Ci siamo chiesti se avevamo sottovalutato qualcosa. Poi, come si deve fare quando si ha una rotta precisa nel cuore, siamo partiti. 

Il premio è arrivato subito: il bordo più bello di Mediterranea dall’inizio del suo viaggio, migliore perfino di quello che avevamo nel cuore tra Creta e Kalymnos, che pure era stato esaltante. 

Tra Limassol e Beirut 130 miglia a vela, traverso pieno, onda di due metri, sui 20 nodi di grecale. Mediterranea ha sfiorato i 10 nodi di velocità, restando sempre sopra gli 8 e per ore sopra i 9. Non uno scricchiolio, un tintinnio, uno sbattimento a bordo. Silenzio. E mare. E vento. E luna piena che ci ha fatto da canale di allineamento all’inizio, per poi sparire nella nostra scia all’alba. A Beirut i militari non si sono fatti attendere. Ci hanno intercettati in mare, dopo aver preso contatto via radio (Oscar Charlie Radio, CH16), ci hanno abbordato, un ufficiale è salito a bordo, ha perquisito sommariamente la barca per vedere se c’erano uomini o armi. Poi ci hanno dato luce verde per l’atterraggio al Saint George Marina, al centro di Beirut.

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La Rotta 2017 - Possibilità di venire a bordo

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La spedizione Progetto Mediterranea, a tre anni dalla partenza, è ora nel mar di Levante. Come da programma, l’imbarcazione Mediterranea, un ketch armato a cutter di 60 piedi disegnato da Michel Bigoin, prosegue la rotta svolgendo i suoi tre obiettivi: nautico, culturale e scientifico. Tra aprile e maggio sarà a Beirut e poi tel Aviv per svolgere gli incontri culturali stabiliti nel programma del 2017, per poi riprendere il viaggio e navigare per tutto il per il periodo estivo. Come ogni anno, la spedizione apre le porte ai suoi amici e sostenitori, perché Progetto Mediterranea è un sistema di co-sailing, sostenuto e svolto da 49 persone appassionate, i Mediterranei, che si alternano a bordo e svolgono le attività di ricerca culturale e scientifica e e di navigazione all'interno di quello che, prima di tutto, è un esperimento sociale di condivisione: un modo diverso di concepire proprietà, utilizzo, viaggio, coabitazione, scoperta. Pertanto accanto ai Mediterranei, in determinati periodi, possono affiancarsi quelli che chiamiamo gli Amici di Mediterranea cioè tutti coloro che desiderano condividere valori ed esperienze del Progetto Mediterranea, anche solo per un tratto della sua rotta. Nel 2017, il periodo in cui è possibile venire a bordo va da maggio a settembre.

Per saperne di più sui dettagli organizzativi, scrivete a:info@progettomediterranea.com

A maggio lasciamo Tel Aviv, e quindi Israele, il Libano e il programma culturale di Progetto Mediterranea, per risalire verso Cipro e poi l’isoletta greca di Kastellorizo, set del film “Mediterraneo” di Salvatores, e ancora Rodi. Da Rodi attraverseremo l’Egeo da est a ovest passando per Astipalea e Santorini, fino a Kythira.  Ancora un po’ di Grecia quindi anche quest’anno. Ancora il Peloponneso per arrivare poi a Zacinto e da lì attraversare il mar Ionio per tornare finalmente, dopo 3 anni di navigazione, in Italia, in Sicilia, centro del Mediterraneo. Navigheremo lungo la costa sud della Sicilia e nel canale di Sicilia, tra le isole Pelagie: Linosa, Lampedusa (isola che per prima ci ha concesso il suo patrocinio onorario) e Pantelleria. E ovviamente, Malta, Gozo, Comino, che rappresenteranno una breve, ma intensa, pausa alla tappa estiva tutta italiana.  Ultima tappa l’arcipelago delle Egadi: Favignana, Levanzo e Marettimo.

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Incontri culturali a Cipro: la città-fantasma di Varosha e il Famagusta Ecocity Project

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(di Simone Perotti)

Larnaka, 25 settembre 2016, a bordo di Mediterranea.

Christina e Nicholaos, rappresentanti del Famagusta Ecocity Project (andatelo a vedere sul web, vale la pena), hanno le facce da giovani speranzosi. La prima notizia di questa nostra esplorazione di Cipro è dunque che dopo 42 anni di orrenda contrapposizione, guerra, muri, morti, possono nascere due giovani così. E questa è un’ottima notizia.

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