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La Rotta 2018 - Possibilità di venire a bordo

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La spedizione Progetto Mediterranea riprende il suo viaggio ed entra nel suo quarto anno di navigazione nel Mediterraneo. Imbarcazione Mediterranea, un ketch armato a cutter di 60 piedi disegnato da Michel Bigoin, prosegue la rotta svolgendo i suoi tre obiettivi: nautico, culturale e scientifico. Tra maggio e settembre sarà nel Mediterraneo di Ponente, tra la Sardegna e la Corsica, per seguire poi la costa della Francia e della Spagna – dove si terranno gli incontri culturali previsti dal programma culturale - e completare infine la Rotta 2018 in Portogallo. Come ogni anno, la spedizione apre le porte ai suoi amici e sostenitori, perché Progetto Mediterranea è un sistema di co-sailing, sostenuto e svolto da 52 persone appassionate, i Mediterranei, che si alternano a bordo e svolgono le attività di ricerca culturale e scientifica e di navigazione all'interno di quello che, prima di tutto, è un esperimento sociale di condivisione: un modo diverso di concepire proprietà, utilizzo, viaggio, coabitazione, scoperta. E infatti, accanto ai Mediterranei, in settimane stabilite, possono affiancarsi gli Amici di Mediterranea, cioè tutti coloro che desiderano condividere valori ed esperienze del Progetto Mediterranea, anche solo per un tratto della sua rotta. 

Per saperne di più sui dettagli organizzativi potete scrivete a: info@progettomediterranea.com

Tra maggio e settembre navigheremo da Trapani fino a Lisbona, in una rotta tutta europea. Le tappe principali sono quelle indicate sulla mappa e lì si svolgeranno i cambi dell’equipaggio, mentre durante la navigazione ci saranno soste in baie e in eventuali piccoli porti intermedi. Navigheremo lungo la Sardegna e la Corsica per dirigere poi verso Nizza, traversando il Pelagos - Santuario dei Cetacei, splendida area marina protetta compresa fra la Toscana, la Sardegna e la costa provenzale. Proseguiremo poi verso Marsiglia e Barcellona, dove ci sarà occasione per assistere agli incontri previsti dal programma culturale. La sosta in queste due città potrebbe quindi essere prolungata (fino a 4 giorni). Dopo Barcellona proseguiremo la navigazione tra le isole Baleari, per tornare poi sulla costa spagnola e procedere verso lo Stretto di Gibilterra. Da qui, raggiungeremo Lisbona.

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Incontri culturali in Sicilia. Maria Guccione: cultura, cibo e identità del Mediterraneo

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(di Francesca Piro)

“Il valore della mia testimonianza è legato alla mia età. Io ho 80 anni, sai, e l’isola non è sempre stata così”. Incontriamo Maria Guccione, memoria storica dell’isola di Favignana, prima insegnante, poi albergatrice e ristoratrice insieme alla sorella Giovanna, poi assessore alla Cultura. Una donna-imprenditrice in un’epoca in cui di donne così il mercato d’impresa italiano ne contava davvero poche. L’abbiamo cercata per incontrarla a bordo di Mediterranea durante il nostro passaggio tra le isole Egadi, perché nel nostro viaggio cerchiamo testimoni di vita, esperti del territorio, conoscitori di genti. In breve, persone che abbiamo da dire parole di senso. E Maria Guccione è tra queste“L’isola non è sempre stata così come la vedete ora – prosegue – piena di gente, con tanti ristoranti, un mangitificio, come la chiama un mio amico. E’ una cosa che non mi piace, perché di Favignana dovrebbero essere esaltate le tradizioni, la cultura, il mare, l’archeologia. Il turismo sta diventando sempre più veloce e questo per me un grandissimo problema. Vi ringrazio quindi perché siete venuti a chiedermi com’era Favignana, prima. E io ve lo dico."

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Incontri culturali in Sicilia. Pietro Bartolo, medico a Lampedusa

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(di Francesca Piro)

“Prima di essere un medico, sono stato un marinaio. E sono stato anche un naufrago, sapete? So cosa significa cadere in mare a 40 miglia dalla costa e poi essere salvato”.  Inizia così il nostro incontro con il dott. Pietro Bartolo, il medico di Lampedusa, responsabile del Poliambulatorio - ASP di Palermo dell’isola,  colui che ha curato centinaia di migranti arrivati dal mare e che ad altrettanti ha dato la dignità di persona, consentendone il riconoscimento prima della sepoltura. L’uomo che poi tutti abbiamo conosciuto grazie al film documentario "Fuocoammare" di Gianfranco Rosi. “Da 30 anni ci occupiamo del fenomeno dell’immigrazione. Io dico fenomeno, non problema, perché è sempre esistito, da secoli. I popoli migrano, si spostano. Qui, a Lampedusa i primi migranti sono arrivati 30 anni fa ed io mi sono sempre presentato a loro prima di tutto come uomo, e poi come medico. Lo chiedo ai miei collaboratori: il primo approccio deve essere umano, e poi sanitario. Una pacca sulla spalla, un tè caldo, un batti-cinque fanno sentire queste persone - perché sono persone! - accolte, in un luogo sicuro, dove nessuno farà più loro del male. L’incontro deve essere fra uomo e uomo, indipendentemente dal ruolo che rivesti. È gente che ha sofferto, sapete? quella che arriva. Le donne, soprattutto le donne, sono quelle che soffrono di più”.

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Incontri culturali in Sicilia. Giusi Nicolini, già sindaco di Lampedusa

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(di Simone Perotti)

A Giusi Nicolini, da poche settimane ex sindaco di Lampedusa, ho scritto un messaggio breve sul telefono, e mi ha risposto con una certa gioiosa disponibilità. Ci siamo accordati e ci raggiunge a bordo di Mediterranea, ormeggiata al porto vecchio di Lampedusa. Qualche chiacchiera, il suo stupore di vedere a bordo tante donne, poi iniziamo l’incontro. Le chiedo che cosa è successo a Lampedusa, dopo cinque anni che, da lontano, mi sono sembrati drammatici, accorati, importanti. “Va detto che ero stata eletta col 26% dei voti, assai contrastata dall’isola. Vengo dalla cultura dell’antimafia e dell’ambientalismo militante, e qui il problema dell’isola è semplicemente uno: l’illegalità. Io ho incentrato la mia attività su un progetto di sviluppo sostenibile, ed è quello che ha fregato la mia amministrazione”. Chiara e diretta, un buon inizio. 

Incontri culturali in Sicilia. Tea Ranno, scrittrice

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(di Simone Perotti)

Incontro a bordo di Mediterranea una scrittrice siciliana, di quelle che sanno scrivere. Non è un’ovvietà dirlo nel suo caso, perché della parola, delle infinite capacità che la scrittura ha di fare da “gancio” tra mondi, lei, Tea Ranno, pare una vestale, una sacerdotessa. Accolgo la scrittrice di Melilli, ormai romana d’adozione, sul molo turistico di Marzamemi. La giornata è caldissima. Tra temperatura, poca abitudine alle barche e rollio nonostante l’ormeggio, mi preoccupo un po’ che Tea si senta a suo agio. Siciliana poco avvezza a barche e caldo, mi accorgo che col pensiero sfioro per un istante questo paradosso. Dolce, garbata, bella, ed entusiasta di questo nostro incontro. Ci siamo letti e incrociati a distanza, già da un po’ di tempo. Un vero piacere che sia qui.

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Incontri culturali a Nablus. Abdullah Kharoub, relazioni esterne del Balata Camp

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(di Simone Perotti)

Dopo giorni di tentativi di incontro a Nablus, mancati anche per nostra impossibilità, incontro via Skype Abdullah Kharoub, che si collega da uno dei quattro campi profughi palestinesi, il più grande, il Balata Camp. È il responsabile delle relazioni pubbliche del campo, a Nablus, in Cisgiordania. Avrà trentacinque anni, faccetta rotonda, simpatica, considerato dove si trova anche disponibile, voce regolare, tono calmo nonostante ciò di cui mi racconta. “Questo campo c’è da decine di anni, ci vivono 30.000 persone, alcuni di quelli arrivati per primi sono morti, nuovi profughi sono nati qui, alcuni sono nati e morti senza mai aver potuto mettere piede fuori da qui, altri rischiano di morire da anziani nella stessa condizione, anche se spero proprio di no…”. Abdullah mi parla da un ufficio, intorno sento un gran rumore, gente che entra ed esce, parla, discute, lui spesso fa cenni con gli occhi, un saluto, oppure risponde al telefono, si scusa con me, o stringe una mano che fa irruzione enorme nel video da cui mi arriva un’atmosfera da prime retrovie del fronte, da emergenza straordinaria, solo che invece è tutto fuorché straordinaria. 

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