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Le Pleiadi

 

 

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 Mediterranea è qui, a Vis 43° 4.271 N – 16° 14.545 E, il 19 agosto 2013, ferma in rada, ancora a prua e cime a poppa, il faro di Stoncica illumina lo specchio d’acqua avanti a noi, la luna quasi piena illumina il cielo, le ore passano, a bordo si parla, ci si racconta, la luna scompare all’orizzonte, ora è un po’ più buio in cielo e attorno a noi, le stelle si vedono meglio, sono tante, tantissime, iniziamo a contarle, impossibile, naso all’insù, occhi al cielo prima a destra poi a sinistra, iniziamo a riconoscerle, a dare i nomi alle costellazioni, questo si, si può fare è più facile per noi, aspettiamo, si fa tardi, eccole! così, all’improvviso, quando tutti o quasi sono già a dormire loro spuntano, così, all’improvviso, le vedi e non le vedi, fai fatica ma sai che sono loro, inconfondibili, brillano, se ne stanno in disparte, per i fatti loro, non occupano molto spazio, stringi gli occhi per vederle meglio, sono loro? si. non ti puoi sbagliare … le Pleiadi! un piccolo gruppo di stelle offuscate da un leggero velo, una nebulosa che sembra avvolgerle, ne individui 5 o forse 6 o forse 7 di stelle ma con un binocolo la visione diventa spettacolare, il campo visivo viene riempito da centinaia di luminosissime stelle.

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Lepanto

 

 

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Lepanto. Nome medievale dell’odierna cittadina greca di Naupatto, in greco Naúpaktos, nel nomós di Etolia e Acarnania, posta sulla costa settentrionale dello stretto che separa il Golfo di Corinto da quello di Patrasso. Nel 1407 venne conquistata dai Veneziani, nel 1499 fu conquistata dai Turchi, poi riconquistata dai Veneziani e poi di nuovo dai Turchi e rimase a questi fino al 1828, anno in cui fu ripresa di nuovo e definitivamente dai Greci. Conserva le mura veneziane e la cittadella che, con il piccolo porto difeso da due torri, le conferiscono un aspetto pittoresco.

Mediterranea è stata qui il 16 maggio 2013 e altre volte ancora nel mese di maggio navigando tra il golfo di Patrasso e il Golfo di Corinto proprio in quelle acque dove si svolse la famosa battaglia che prende il nome proprio da questa città: La Battaglia di Lepanto.

La battaglia di Lepanto è anche detta battaglia delle Echinee o delle Curzolari in quanto le Curzolari, gruppetto di 7 piccole isole chiamate nell’antichità Echinadi e di cui Oxia è la più meridionale, poste di fronte alla costa dell'Acarnania, al delta dell'Acheloo e all'ingresso del golfo di Patrasso, furono il vero teatro della battaglia. Ci troviamo a circa 40 miglia da Navpaktos.

Miguel de Cervantes, l’autore del “Don Chisciotte” che in quella battaglia vi partecipò perdendo la mano sinistra, scrive: “… due galere s’investono per le prue nel mezzo dello spazioso mare: esse sono incastrate e avvinghiate, e al soldato non rimane altro spazio che quello che gli concedono due piedi di tavolato dello sperone; e con tutto ciò, pur vedendo che… alla prima disattenzione nel mettere i piedi andrebbe a visitare il profondo seno di Nettuno, con tutto ciò, con intrepido cuore, spinto dall’onore che lo pungola, si mette a far da bersaglio a tanta fucileria, e cerca di passare per un così angusto spazio alla nave nemica. E ciò che fa più meraviglia è che non appena uno è caduto da dove non potrà più rialzarsi sino alla fine del mondo, ecco che un altro immediatamente ne occupa il posto; e se anche questo cade nel mare che l’aspetta come un nemico, prende posto un altro, e poi un altro, senza dar tempo al tempo che muoiano: che è il più gran valore che possa riscontrarsi fra tutti quanti gli episodi di guerra”.

A quasi quattro secoli e mezzo di distanza, Lepanto continua a mantenere un significato particolare: la vittoria della Lega Santa, divenne la pietra miliare sulla quale si sarebbe legittimata l’egemonia occidentale e di cui si nutrirà la volontà di riscatto del mondo islamico nei secoli a venire. E se nel settecento Voltaire poté ironizzare sulle scarse conseguenze politiche di un così grande scontro militare, questo avvenne perché, dopo la battaglia, tornarono a galla le divisioni interne alla Lega Santa (presto sciolta) e gli scontri tra Principi europei. Una lezione, che, ancora oggi, torna utile ripetere.

“Il passato non è mai morto, anzi ... non è neppure passato”. (William Faulkner)

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Diario di Bordo - sulla Scia delle Galere

 

 

14 sulla Scia delle Galere

 In attesa della grande spedizione di Mediterranea, che partirà a maggio 2014, pubblichiamo il Diario di Bordo “semiserio” della lunga estate 2013 di Mediterranea.

Un viaggio a vela dal golfo di Corinto fino in Istria attraverso le isole e la costa di Grecia orientale, Albania, Montenegro e Croazia, per arrivare poi in Italia a san Benedetto del Tronto.

Cinque mesi in cui abbiamo condiviso con molti di voi il nostro stile di vita, i nostri pensieri, i progetti e i sogni. Un'estate di vela, divertimento, riposo, chiacchiere, natura, risate, lacrime … e tante emozioni.

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Cantiere navale di Oiniades

  

 

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Nella zona della foce del fiume Acheloos, nella fertile pianura del fiume di Messolonghi e vicino al villaggio di Katochi, nella Grecia occidentale, si trova il sito archeologico di Oiniades 38° 24.340 N – 21° 11.935 E. La città è situata su una collina ora coperta da querce imponenti e il paesaggio è significativamente diverso da quello che era nell'antichità quando la città era un importante porto. Grande differenza la fa il mare che nell’antichità arrivava fin qui e ora invece è parecchio distante. E’ dalla cima della collina, infatti, che si può ammirare la costa e il mare.

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Nuvole

  

 

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E nel frattempo cosa fai tutto il giorno qui sotto l'ombrellone, non ti annoi?

-Niente Affatto, disse l' uomo, esercito l'arte della nefelomanzia.

(...)

-E in cosa consisterebbe questa roba qui, come si chiama?

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San Nicola o ... Santa Claus

  

 

11 san nicolaMediterranea era qui il 4 giugno 2013 alle 14:16 nella baia di Akra Mavrounas ad Itaka 38°27.273 N – 20° 40.947 E.

Scendiamo a terra a fare una passeggiata e ad un simpatico signore che incontriamo lungo il percorso chiediamo il perché di una chiesetta lì sulla spiaggia.

È la chiesa di san Nicola ci risponde, qui si fermò la barca che trasportava le spoglie del santo.

Nel Mediterraneo capita spesso di incontrare lungo la navigazione una chiesa dedicata a san Nicola.

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