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'It is good to know that we are not alone' - Lettere da Istanbul

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It is good to know that we are not alone. If it is dark here someone can light a lighter in distance to give us hope. You now hold that lighter.

In contatto con alcuni intellettuali e scrittori turchi, abbiamo chiesto informazioni sulla situazione in Turchia, soprattutto nel sud est del Paese. Le informazioni che ci arrivano sono drammatiche. Tanks che spianano villaggi forse, molti morti, tra cui molti civili. Una delle peggiori guerre civili della storia turca.

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Progetto Mediterranea incontra i rifugiati

(di Giuliana Rogano)

Sono come noi. Persone come noi. Hanno le nostre stesse speranze, gli stessi sogni, gli stessi desideri e gli stessi bisogni, ma i loro sono stati distrutti, infranti, annientati dalle bombe, insieme alle loro città e spesso ai loro amici e ai loro familiari. Sono rifugiati, non sono migranti.

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Video - Simone Perotti presenta il Progetto Mediterranea a Leros

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Durante la sosta nell'isola di Leros, nel Dodecanneso, Simone Perotti è stato invitato dall'Associazione Culturale Italo-Ellenica (AIAL), a raccontare il Progetto Mediterranea nell'ambito dell'evento "Fra terra e mare". La presentazione si è svolta negli spazi della ex-Dogana Vecchia di Agia Marina, oggi utilizzati dalla Filodrammatica di Leros, ed adibiti a piccolo teatro.

Clicca QUI per vedere il video con il resoconto della serata.

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Iannis Lukas, medico psichiatra dell'ospedale psichiatrico di Leros

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(di Simone Perotti)

“Io mi occupo dei cosiddetti matti, voi siete appassionati di Mediterraneo, dunque ci occupiamo entrambi di diversità”. Inizia con questa bella analogia il dialogo con Iannis Lukas, direttore dell’ospedale psichiatrico di Leros, un luogo con una storia lunga, triste, tragica, poi diventato tutt’altro.

“Quest’isola ha avuto sempre esperienze di emarginazione. A cominciare dagli italiani, comandati a stare qui, emarginati dalle loro famiglie e dal loro Paese. Queste costruzioni, le ex caserme, le case, ospitavano la loro emarginazione. Poi, nel dopoguerra, la Regina Federica diede ordine di condurre qui gli orfani della guerra civile, cioè i figli dei confinati, degli esiliati per motivi politici. Un confino anche per loro, del tutto innocenti. Venivano, diciamo, rieducati. Un lavaggio del cervello sulla patria, sull’onore, sull’osservanza della gerarchia. Vedete le scritte sui muri?

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Yannis Kourmadias, testimone della storia italiana a Leros

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(di Simone Perotti)

Sono arrivati e hanno subito iniziato a costruire…”. Yannis mi guarda, ha gli occhi un po’ umidi degli anziani, ma incastonati in un uomo atletico, elastico, minuto ma perfettamente in forma. Arrivando al bar di Lakki, costa sud dell’isola, ho perfino notato che si muove meglio di me, che invece da due giorni ho un potente mal di schiena.

“In pochissimo tempo gli italiani hanno bonificato questa rada, che era un lago, appunto, come dice il suo nome, era malsana, hanno piantato eucalipti perché assorbissero l’acqua, hanno fatto fondamenta con pali di legno, hanno costruito tutti questi caseggiati, in pieno stile razionalista fascista, poi l’arsenale, i bacini di carenaggio, i moli per le navi, il fronte del porto, i caseggiati per il comando e per i militari e le loro famiglie, almeno quelle degli ufficiali”.

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Progetto Mediterranea e le voci del Mediterraneo

 

 

(...) Salpare per il Mediterraneo significa avviare un lungo, lento, graduale, impervio, imprevedibile ritorno a casa. Che ci vede assenti da troppo tempo. Dove dobbiamo ritrovare le nostre stanze, le luci, gli oggetti, i suoni con cui siamo stati cresciuti, la cui mancanza genera malesseri sempre nuovi, stati di continua eccitazione, sintomi di una separazione profonda, che va redenta, se vogliamo cercare di rimanere degli esseri umani. (Simone Perotti)

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