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Incontri culturali ad Atene: Vassilis Vassilikos, o della scrittura reale.

Vassilis Vassilikos2

 

 

(di Simone Perotti)

“C’è ancora tanto bisogno dei Vassilis Vassilikos, per interpretare la realtà, non crede?” Domanda che potrebbe sembrare piaggeria, ma non lo è. E’ il frutto di un’immediata simpatia, del tutto inopinata. Pensavo mi sarei imbattuto in un intellettuale serioso, un po’ inavvicinabile, ben consapevole del suo ruolo nel panorama culturale greco e internazionale. L’appuntamento, nato da un rifiuto e poi sbloccatosi grazie a un intercessore, rimandato più e più volte…

Il menù ideale per un dialogo distonico, difficile, forse anche interessante, ma non piacevole. Sensazioni e presagi dell’intervistatore. Invece ci viene incontro in strada un uomo alto, magro, bel portamento, che ci presenta la moglie, cantante lirica, interessata al nostro progetto di ricerca. Un uomo affabile e sorridente, per nulla sulle sue, cui per reazione mi viene da chiedere, affermando quel che penso davvero, che forse avrei formulato diversamente in caso di delusione. Contorcimenti intellettuali del viaggiatore.

La sua risposta è subito concreta: “Come possiamo definire la realtà? Bel problema… E’ quella della TV? Quella digitale? Negli anni Sessanta era quella dell’editoria, libri e stampa. La realtà era scritta e stampata. Oggi conosciamo il mondo attraverso l’immagine. E poi, altro problema, chi è oggi l’intellettuale? Se oggi l’intellettuale non va in TV non ha alcuna presa sul pubblico. Però gli intellettuali che contano hanno delle ritrosie, vivono più appartati, non si vedono, hanno pudore. La verità è che gli intellettuali non contano più come ai tempi di Zola e poi di Sartre. L’unico tra gli italiani che conta qualcosa internazionalmente è Umberto Eco. Gli altri?”

Splendido avvio. Domande alle domande, invece che risposte. “La verità è che siamo entrati nell’epoca delle cose semplici. Quelle faticose, complesse, che implicano attenzione, studio, comprensione, non vanno più. Il cristianesimo l’ha capito duemila anni fa: ‘Ama il prossimo tuo come te stesso’. Un bello slogan, semplice, diretto, che capiscono tutti. Una headline, diremmo oggi”.

Valilikos non è solo uno scrittore da 112 libri, tutti schierati in bella vista dietro di lui. E’ l’autore di ‘Z’, il romanzo che fu precursore degli eventi greci del ’67, da cui Costa Gavras trasse un film premiato con l’Oscar e la Palma d’Oro (‘Z – L’orgia del potere’ ndr), e poi, tra i tanti, ‘K -  l’orgia del denaro’, nel ’91, in cui prefigurava l’oligarchia economico finanziaria odierna, fonte della crisi del suo paese.

“Coelho, il peggiore scrittore al mondo, scrive cose semplici, e tutti lo trovano meraviglioso. In Grecia il 90% dei lettori sono donne, e meno male che ci sono loro. La gran parte però legge romanzi rosa, storie sentimentali, in cui cerca sollievo e risposte alla vita quotidiana. Praticamente con 15 euro si fanno una serie di sedute dallo psicanalista, che costa molto di più. Se guardate la classifica dei libri più venduti in Grecia, vi accorgete che sei o sette sono autori che hanno scritto libri che tra sei mesi verranno dimenticati. E io posso dirlo perché sono passato anche io per quella letteratura semplice, mi sono fatto attrarre anche io. Dunque, sa, l’intellettuale di oggi… chi è?”

Vassilikos è tutto fuorché laconico. Parla senza fermarsi, in un italiano che non usa più da parecchio tempo, ma che comunque lo rende comprensibile. “Ai miei tempi c’era la divisione tra gli intellettuali che partecipavano, che si facevano sentire, e quelli che si ritiravano, restavano in disparte. Li criticavamo, questi. Ma poi, vede, alla fine… avevano ragione loro. Quelli della mia generazione sono stati fortunati, perché quando erano giovani c’era l’ideologia. Era tutto più semplice. Bastava essere di sinistra e finivi subito tra i buoni”. Ride, lo sguardo un po’ birichino. Ma la battuta è autoironica, e forse alla sua età può permettersi di far cadere il velo su molte cose. In ogni caso, con quest’uomo, è impossibile non parlare della società, della politica, della vita dell’uomo.

Com’è andata che ci siamo infilati in questo vicolo cieco? “E’ cominciato tutto con Reagan. Io ero negli USA a quei tempi. Ricordo che un giorno i controllori di volo fecero uno sciopero per il contratto. All’epoca c’erano 4000 voli al giorno, e si fermarono tutti. Furono licenziati in tronco e sostituiti dal personale dell’aviazione militare.  Quello è l’ultimo sciopero in quel paese. Lo sapeva? Ecco com’è cominciata!” Sì ma poi sono successe molte altre cose. “Certo, sono venuti alla luce i raiders finanziari, quelli che nei tre minuti di fuso orario tra l’apertura della borsa di Tokyo e un’altra in occidente, senza produrre niente, diventano milionari. Fino a loro il denaro era il risultato dell’attività di produzione. Poi è diventato la causa. Un tempo si parlava dell’arte per l’arte, qui si parla del denaro per il denaro. E poi la Thatcher nel Regno Unito, le privatizzazioni… In quel tempo ho scritto ‘K’, tratto anche quello da una storia vera. Un signor nessuno che lavora alla Banca di Creta che d’improvviso diventa proprietario della banca, comprandola dall’interno coi suoi stessi soldi. Era figli di emigranti greci in USA, sapeva usare computer etc. Da lì nasce un impero, tipo Berlusconi: giornali, televisioni. La politica glielo consente, lo adotta, lo sfrutta, si fa sfruttare. Poi un giorno mandano gli ispettori, perché tutti avevano paura che Papandreou, che era molto malato, morisse e venisse fuori qualcosa. Solo che il capo degli ispettori va a vedere i bilanci e l'attività della banca e trova un conto a suo nome pieno di soldi. Gli è preso un attacco cardiaco ed è morto”.

Storia incredibile, eppure perfettamente reale, visto che è vera. Ma cosa facevamo noi nel frattempo signor Vassilikos? “Noi? Ah, noi ci sbronzavamo, compravamo senza pagare, senza soldi, ecco perché siamo correi. Condivido quel che lei dice della sinistra che credeva nella classe e non nell’individuo e della chiesa cattolica che crede nella comunità e non nell’individuo. Questo ha generato una sbronza colossale, una sorta di irresponsabilità diffusa. Le confido un segreto. Anche io compravo senza pagare. Pensavo che fosse tutto gratis con la carta di credito. E lo vuole sapere? sto ancora pagando il debito, un tot al mese”. Ride, ancora con lo sguardo di chi si può consentire di ammettere le sue colpe. Bella onestà, tardiva quanto si vuole, ma vera.

La sinistra italiana era il nostro modello. Noi intellettuali eravamo tutti gramsciani, per questo amavamo Berlinguer. Sa che una volta due turisti mi chiedono dove si potesse mangiare l’aragosta veramente buona? Gli dissi dove e la sera per caso ci andai anche io. L’uomo mi pareva di conoscerlo, poi mi ricordai che il fratello mi aveva intervistato. Era Achille Occhetto con la moglie in vacanza!” Altre risate di gusto, senza troppa malizia.

“Ma la vera spinta verso il consumismo ci fu con Craxi e De Michelis. Mi ricordo che De Michelis ci ripeteva: 'viviamoci il momento, esiste solo ora!'. Bella testa quel De Michelis, peccato che sia andata così”.

Parliamo ancora di politica contemporanea. Di Tsipras, che ha dentro dieci partiti e non si sa cosa e come farà. Di Renzi, di cui fa finta (forse) di non sapere che è segretario del PD, oltre che Primo Ministro. Mi racconta di Furio Colombo, suo caro amico, che tre giorni dopo il colpo di stato in Grecia fu il primo a fare il servizio e per rientrare in Italia salvando le bobine di girato scambiò la borsa con una turista americana. “Quando alla dogana gliela fecero aprire il poliziotto vide solo mutande e reggiseni e lo fece passare”. Poi di filosofia: “I presocratici, ecco i veri grandi filosofi del XXI secolo. Hanno inventato la realtà. Mica Platone e Aristotele”. Poi di Mediterraneo, e Vassilikos ricorda l’iniziativa di Sarkozy per il dialogo mediterraneo: “Non mi è mai piaciuto lui, ma quel progetto era molto importante. Quando ero ambasciatore per la Grecia all’Unesco ho fatto un progetto splendido: Le Strade dell’Ulivo. Eccolo guardi” mi dà un libro, che leggerò avidamente. Gli racconto della suggestione di un possibile mare unito, degli Stati Uniti del Mediterraneo. E’ ammirato, nel suo sguardo vedo un lampo veloce, ma profondo. Parla di Matvejevich, di un’esperienza teatrale che non riesco ad annotare.

Signor Vassilikos, cosa ne pensa di un Mediterraneo che si unisce non per Paesi ma per città, dunque per individui. “E’ una cosa giustissima. Il Mediterraneo dei Paesi non esiste, solo le città esistono, anzi, solo i porti esistono, hanno senso, sono rappresentativi. E poi senta, io non lo sapevo, ma esiste eccome la differenza tra nord e sud. Il Mediterraneo è sud, e col nord non c’entra niente. Sa come si fa a verificare quello che ho appena detto? Basta guardare Shaeuble (attuale ministro delle Finanze tedesco ndr) in faccia”.

Gli chiedo di Alba Dorata. Lui fa una smorfia, come avesse una fitta allo stomaco. “Non c’è rischio di guerra civile in questo Paese. Ma c’è un gravissimo problema con i nazisti e i fascisti, che in realtà sono lo 0,8% secondo me. Chi li vota non è fascista, è solo ignorante, avrà si e no il ginnasio, e disprezza la politica. E poi i media, che ingigantiscono tutto, che hanno il gusto macabro per i delitti, la violenza e danno ruolo a questi criminali”.

Poi è lui a farmi domande: sui miei libri, sul progetto di Mediterranea, sulle rotte. Ci chiede se la TV greca si è interessata di noi. Gli diciamo che hanno scritto i siti di news, e i giornali. “Allora mettete anche voi una bomba, no?! Così vengono tutte le televisioni e gli raccontate della barca, del viaggio, del Mediterraneo unito!”.

Andiamo via ridendo. 

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