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A Perpignan. Tra indipendentismo e demolizioni.

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(di Francesca Piro)

Abbiamo visto dei fotografi e alcune persone con blocchetti in mano che scrivevano. Giornalisti, ci siamo detti, e allora ci siamo avvicinati alla piccola folla che intanto si era formata. “Che sta succedendo?” - “È una manifestazione - dice l’uomo coi baffi - hanno demolito quella casa, la vedi? e gli abitanti sono rimasti per strada, ora dormono nei camping fuori città, ma non possono andare avanti così.” “I lavori sono fermi da qualche giorno - interviene l’uomo senza un dente davanti - ma è da troppo tempo che stiamo vivendo questo” - “E quindi ora che succede?” - “Ora andiamo in Prefettura - risponde il ragazzo con la maglietta bianca - vediamo se ci ascoltano, dieci di noi sono stati ammessi all’incontro con il prefetto. Li accompagniamo”. E così, in un attimo, la folla è partita e noi eravamo nel mezzo e abbiamo sfilato con quelle persone che andavano a chiedere dove poter andare a vivere, visto che della loro casa non restavano che macerie sotto la benna di una ruspa.

Mediterranea ha fatto sosta nel porto di Canet Plage, località balneare a pochi chilometri da Perpignan. L’atteso colpo di vento da 40 nodi previsto per la notte ci era sfilato accanto e si era allontanato senza dar troppo segno di sé. La mattina dopo ci eravamo svegliamo riposati e attivi. “Andiamo a vedere Perpignan!” Ne avevamo letto molto, una città medievale dalla storia interessante e con una vita politica contemporanea vivace e presente. A pochi chilometri dal confine con la Spagna, Perpignan si sente catalana. Qui le problematiche dell’autonomia culturale, politica ed economica dei movimenti occitani sono più chiaramente indipendentiste e a Perpignan è stato da tempo riconosciuto il ruolo di città capofila del movimento occitano catalano in Francia, tanto che nel 2008 è stata nominata capitale della cultura catalana. Dal 2010, il catalano è lingua ufficiale del comune di Perpignan e il bilinguismo è normalmente usato nella comunicazione sia tra gli abitanti che verso i visitatori. Il pullman ci porta fino alle mura della parte storica della città, Castillet, uno degli ingressi al quartiere di Saint-Jean. Fondata all’inizio del 900, alla fine del 10 secolo il Conte di Roussillon vi  stabilì la propria residenza, fortificandola. Nel Medio Evo, Perpignan divenne un vero e proprio centro culturale, religioso ed economico. Tutte le strade del centro storico sono intitolate - rigorosamente in francese e in catalano - ai mestieri che vi si svolgevano e le case, pur mostrando spesso lo stile del classico modernismo catalano, conservano ancora reminiscenze delle antiche strutture medioevali. Emblema architettonico di Perpignan è il castello-fortezza del Regno di Majorca nella zona nord della città. La sua costruzione, iniziata nel 1228 sotto il ramo cadetto del Regno di Aragona, è poi proseguita con aggiunte e rifacimenti fino alla fine del 1600, quando l’intervento del Marchese di Vauban, l’ingegnere del Re Sole, ne fece una delle fortificazioni più belle ed eleganti di Francia. Alle pendici della fortezza, che sorge su una piccola collina, si aprono i tre quartieri di Saint- Jean, Saint- Jaques e di Saint- Matthieu, ciascuno dei quali identificato dalla chiesa dedicata al santo del quale porta il nome. Saint-Jean, il rione elegante, dei negozi di marca, della piazza del comune e di quella dei mercanti (place de la Loge); Saint-Matthieu, subito sotto il castello, con i vicoli stretti, i murales ed i negozi tradizionali; e infine Saint-Jaques, quartiere popolare e degradato, con i panni stesi ad asciugare fuori dalle finestre, le sedie sulla strada per chiacchierare, la place du Puig rettangolare, soffocata dalle auto e circondata da abitazioni pericolosamente fatiscenti. È qui che il Comune ha iniziato un’opera di rifacimento del distretto, con un piano di ristrutturazioni e demolizioni delle case pericolanti. Così come è stato fatto per Le Panier a Marsiglia. Peccato che in questo progetto di riqualificazione sembra che non siano state prese in considerazione le necessità degli abitanti di quelle case, spesso immigrati o persone in difficoltà economica. (leggi la notizia su L'Independant).

Ed ecco perché la manifestazione che ci ha visto coinvolti. In un attimo ci siamo ritrovati al centro di una processione di persone, pacifica e silenziosa, ma allo stesso tempo fortemente sentita. Dalle strade laterali, altri accorrevano e da Saint-Jaques siamo arrivati a Saint-Jean, tra turisti e villeggianti. Qualche imprecazione, qualche slogan, ma niente di aggressivo o violento; le persone seguivano il percorso in silenzio o chiacchierando fra loro, con lo sguardo intorno attento e vigile. Una sosta per posare in gruppo davanti all’Hotel de Ville, e poi tutti sulla strada per la prefettura. Noi ci siamo fermati, non abbiamo proseguito e siamo entrati nel cortile del Palazzo comunale.

Una scritta sul muro: “Liberté, Fraternité, Egalité”. Le sedie affastellate ai piedi della scritta raccontano una bellissima storia forse ormai dimenticata.

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