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Incontri culturali ad Atene: Nanos Valaoritis, poeta

Valaoritis

 

 

 (di Simone Perotti)

Nanos Valaoritis è un signore anziano, 93 anni vissuti a dir poco intensamente. Ci accoglie nella sua casa nell’elegante quartiere di Kolonaki, centro città, a un passo da Piazza Sintagma. Immagino che quell’agio minimo sia il compimento di una vita intensa, che ha generato anche un piccolo premio in questa fase finale. Poeta, filologo, ricercatore della lingua e della letteratura, traduttore. Cos’è Nanos Valaoritis? Un poeta, soprattutto. “Ho iniziato a scrivere poesia da adolescente, rapito dai versi di Kavafis. Mi sono detto: voglio scrivere anche io versi così”.

Ne è nata una produzione artistica improntata all’esistenzialismo, al surrealismo poetico, forse per l’influsso di molte delle sue amicizie inglesi e francesi, negli anni dell’esilio: “C’era l’occupazione nazista. Mia madre vedeva che ero preoccupato, avevano ucciso i nostri parenti, e in più ero molto giù per alcune questioni sentimentali… Allora mi ha detto ‘parti Nanos, vai…’. E io sono partito, in barca, verso levante, attraverso le Cicladi. Un’Odissea, come fuggiaschi, per un mare tumultuoso. A Tinos ci siamo dovuti riparare una settimana per un fortissimo Meltemi. Un giorno mi sveglio e la nostra barca se ne stava andando, senza di noi! Sveglio tutti, corro giù verso la marina, un partigiano dell’estrema sinistra guerrigliera capisce, imbraccia la mitragliatrice pesante e mi dice ‘stai tranquillo, te la faccio tornare io indietro in dieci minuti quella barca’. Dunque ripartiamo, ma mentre cercavamo di raggiungere Smirne il nostro timoniere si addormenta e finiamo verso Bodrum. Una catastrofe nautica. Ma questo non ci impedisce di trovare chi ci aiuta, ci dà da mangiare, e alla fine raggiungiamo Alessandria d’Egitto. Poi l’Inghilterra, dove comincio a tradurre i poeti greci, incontro T.S. Eliot, persone splendide. Poi Parigi, il mondo dei Surrealisti, stavamo sempre con Andrè Breton, intellettuale fine e di grande spessore creativo. Una moglie, un figlio, che nel frattempo perdo, l’altra faccia della fortuna… Poi la mia attuale moglie, pittrice surrealista, Marie Wilson…”

Cita spesso la fortuna, Nanos Valaoritis. Gli chiedo se non sia la conseguenza di essersi messo in cammino, come Odisseo, avversato e aiutato dal fato, ma soprattutto uomo che cerca. Lui sorride, i suoi occhi sono grati per quell’accostamento. Ammette: “certo, io sono partito. E in cammino è accaduto di tutto. Hai ragione”.

Parliamo della crisi “siamo sotto attacco delle culture del nord Europa. La gente è depressa, demotivata. Ma questa crisi è anche un’occasione. Le persone stanno riprendendo a parlare tra loro, a darsi stimoli. I giovani possono costruire nuove soluzioni, e quel che ci tirerà fuori da questa palude è la creatività. Bisogna inventare qualcosa di nuovo, e la tecnologia, il desiderio di stare bene, godere della vita, sono un motore potente”. Poi parliamo del Mediterraneo “Questa idea di un’alleanza tra i paesi del Mediterraneo è splendida, servirebbe a rafforzare le posizioni di ognuno e rinsalderebbe i forti elementi di identità comune che vivono da sempre”. Gli parlo dei migranti, del fatto che la Storia ci condannerà come assassini, artefici di un olocausto. Parliamo del fatto che i migranti che oggi sembrano forestieri che vogliono entrare in Europa, domani potrebbero essere concittadini del Mediterraneo che si muovono all’interno dei macroconfini di un unico Paese. Le suggestioni ci ispirano, soprattutto quando Nanos Valaoritis riferisce a Odisseo il merito di aver creato il concetto di Mediterraneo con il suo lungo viaggio in cerca di casa. “Ulisse ha globalizzato il Mediterraneo, dall’Asia Minore all’Oceano”.

Parliamo di arte e cultura come strumento di critica alla società attuale e di riscossa sociale. “Ad Atene ci sono 600 piccoli teatri, che rischiano di chiudere, ma che sono una grandissima risorsa. Io sono andato a fare qualche lettura, con musicisti e performer. Ho visto sempre tanta gente nel pubblico. Gli ateniesi vanno a teatro, partecipano. Sono interessati, seguono. Questo è uno stimolo importantissimo”.

Chiedo a Nanos Valaoritis se dopo una lunga vita e un’intensa opera poetica ha in mente una parola, sopra a tutte, a cui attribuisce un valore particolare, faro nell’oscurità, concetto utile per il futuro, cui tutti possano riferirsi. Che domanda difficile, egoista. Quella parola serve a me e la domanda senza preavviso potrebbe indispettirlo, prenderlo alla sprovvista. Ma Nanos fissa i suoi occhi nel vuoto, viaggia per le idee, cerca qualcosa che conosce, mi dice che è una bella domanda, che certamente quella parola c’è. Non tenta una risposta impulsiva, rimane in silenzio a lungo, poi mi dice “De Chirico aveva coniato un’espressione: la metafisica della luce. Forse la parola che cerchi ha a che fare con questo…”.

Quando ci salutiamo, più per non abusare della sua ospitale disponibilità che per qualche sua stanchezza, sono passate quasi due ore. Camminiamo verso Piazza Sintagma in silenzio, e a tratti commentiamo eccitati e pieni di suggestioni. Il caldo ateniese brucia sulla pelle, il fresco dell’ombra ristora. Abbiamo incontrato un poeta vero, un uomo che è vissuto intensamente. Siamo fortunati.

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