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Le prime scie

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“Ho preso anche una tempesta, a Città del Capo…”.
Il macchinista del rimorchiatore sembra assorto, polo bianca e jeans, occhiali squadrati. Parla senza nessuna enfasi, solo per raccontare che la petroliera da 350.000 tonnellate di greggio, lunga 450 metri e larga 67, su cui è stato imbarcato per tre volte, era rimasta alle onde per giorni, senza poter avanzare. “La prua andava sott’acqua fino a metà nave e riemergeva dopo un minuto e mezzo”. Storie di marinai che non interessano a nessuno. Interessano a noi di Mediterranea, però. 
 
La nostra bella imbarcazione bianca e blu è ormeggiata a pacchetto proprio sul rimorchiatore. Ieri la capitaneria di Termoli ci ha accolti e guidati fin dal mare aperto, per evitare una secca pericolosa in testa di molo. C’era mare sostenuto, Mediterranea andava giù e riemergeva, stabile e sicura, ma per tante altre barche sarebbe stato un piccolo inferno. 
Nelle orecchie e negli occhi, l’eco della partenza, due giorni fa. Tante maglie blu sul molo, tanti appassionati, le televisioni. Molta emozione, anche per i più duri di cuore. Il Presidente del Circolo Nautico di Pescara, al termine del primo giorno di navigazione, ci ha ospitati gratis, con l’entusiasmo di chi si trova in sintonia sui tasti dell’anarchia del mare, della sua potenza eversiva, del suo anticonformismo filosofico. “Il mare è l’ultimo luogo dove ci si può sentire ancora liberi”. Applauso. Lo scrittore Gianluca Solera, la sera prima, aveva aperto così il suo intervento a bordo, il primo incontro con l’autore: “Governi, poteri, interessi vogliono dividere il Mediterraneo. Dunque voi che volete unirlo siete tecnicamente una spedizione illegale”. L’applauso ci è venuto da dentro. I suoi racconti di Piazza Tahrir, di Piazza Sintagma, della fine di Ben Ali, di Mubarak, di Mursi, e la dura guerra civile in Siria, gli scontri in Algeria e a Istanbul hanno invaso Mediterranea come quelli di Marco Polo nei palazzi del Doge di Venezia. Le sue parole (tratte da "Riscatto Mediterraneo", Nuovadimensione) sapevano di testimonianza, non mediata da alcun filtro mediatico. Avevamo immaginato questi incontri proprio così: barca strapiena, testimonianze piene di senso, l’attenzione che pochi riservano a pochi. Mediterranea assorbe ogni parola: un presidente di circolo velico rivoluzionario, un macchinista giramondo, uno scrittore mediterraneo militante. Ce le restituirà in miglia, con la sua scia di simboli e storie, un tramaglio da pesca per l’immaginario.
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“Saily"
 

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