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La rotta di Mediterranea | 2013-2019

(di Simone Perotti)

Tra poche ore mi imbarco di nuovo su Mediterranea. Torno dove ho costruito, con alcuni avventurieri, un mondo. Ogni volta che salgo su quella barca mi chiedo: “saprò rappresentarlo, saprò viverlo?”. Ci sono luoghi, centro di progetti e di idee, di ricerche e di sogni, che sono maggiori di te, e sei tu che devi meritarteli, non loro a doverti servire. E poi mi chiedo: “chi verrà a bordo, sarà in grado di vedere? Con che animo salirà, con che curiosità?”. Avrò, avremo…, spiegato bene cosa stiamo facendo, da tanti anni ormai? Chissà… Potessi intercettare anche loro sulla via per raggiungere l'imbarco, li interrogherei. Farei di tutto per dissuaderli. Mi piacerebbe spiegare loro che è insensato mettersi per mare, è atto anacronistico andare a vela nell’epoca della velocità, è sacrificio farlo nell’Era del Comfort. Eppure… penso che non ci sarebbe niente da fare. Una vera rotta non riporta nel luogo d’imbarco, e neppure in quello di destinazione. Chi decide di salpare può non sapere cosa lo attende, può non capire dove si sta recando, ma qualcosa, dentro, lo sente. E questo, ne sono convinto, basterà. 


Immersi nel Mediterraneo mutevole che scorre sotto la nostra carena, abbiamo già cambiato tre volte scenario quest'anno: dalla Sicilia di Sciacca, Mazara e Trapani, protesi esistenziale di un’umanità ancora possibile, alla scabra e intensa Sardegna del sud e della costa occidentale, alla selvaggia immutabile e ruvida Corsica.  Stanotte quando eravate nel vostro letto, e ora che leggete, Mediterranea navigava nel buio e ora nella luce tra la Corsica e Nizza, in mare aperto, lungo trasferimento speranzoso e fiero, carico di emozioni che non esistono senza i sogni del suo onesto e vero equipaggio.


A me spetta ora la rotta a ponente, la Costa Azzurra, Cannes, le Porquerolles, Tolone, Marsiglia, per poi compiere l’arco del leone fino a Séte, Costa Brava, Barcellona, le Baleari… poi  Gibilterra, Lagos, e fino a Lisbona a metà settembre. Il tempo di ringraziare i comandanti e gli equipaggi che l’hanno condotta fin lì, con vera e consapevole gratitudine…, il tempo di un piccolo salto tra pontile e poppa (minuto passo per un uomo ma grande passo per un marinaio), poi Mediterranea dovrà salpare ancora, 13millesimo miglio tutto da navigare.



Come sempre, prima di risalire, mi chiedo: “Sarò all’altezza?”. Non di svolgere il compito, che i compiti in qualche modo si svolgono sempre da sé, ma di affrontare il mare. Il marinaio naviga solo con le domande. Sono loro il suo vento “apparente”, mai forte di alcuna certezza reale. E i veri equipaggi, quando sfuggono alla distrazione della terraferma, quando dimenticano la rabbia che li ha spinti a partire, fanno altrettanto. Il marinaio osserva la carta meteo, segue l’evolversi della previsione del Mistral, il duro vento che soffia dall’Europa. Da solo, in silenzio, si stringe nelle spalle. “Vedremo”, sembra tagliare corto. Prima di lasciare la sua casa terrestre fruga un’ultima volta nella borsa, cerca di capire se ha preso tutto. Ma la borsa è sempre vuota. Quello che gli servirà per navigare non ha forma, né volume, ma occupa un grande spazio.

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